Combustibile green, il futuro del pellet

I numerosi vertici sul clima tenuti dalle massime potenze mondiali hanno portato nuovamente all’attenzione anche del grande pubblica la necessità di intervenire in maniera concreta per limitare le emissioni di gas dannosi. Non importa che l’Italia non sia considerata uno dei paesi più inquinanti (primato che viene lasciato alla Cina e all’India): ogni cittadino deve fare il proprio contributo per salvaguardare la Terra.
D’altra parte, se è vero che la rivoluzione industriale ha portato il carbone ad essere un elemento fondamentale per le industrie europee, lo è altrettanto che il passaggio verso fonti di energia sostenibili è già in atto da qualche anno. Proprio per questo vengono predilette le biomasse naturali, tra cui quelle legnose e in particolare il pellet. Vediamo proprio quale sia il futuro del pellet che da molti viene considerato un combustibile green.

Cosa significa combustibile green?

Per comprendere il futuro del pellet è importante mettere a fuoco il concetto di combustibile green. A differenza dei combustibili tradizionali (quali ad esempio il carbone), il pellet presenta delle caratteristiche lo rendono sostenibile soprattutto per quanto riguarda la materia prima con cui viene prodotto: come è noto, il pellet è realizzato a partire dagli scarti e i residui dell’agricoltura e della silvicoltura che, una volta sottoposti ai trattamenti necessari per trasformarli nei cilindretti, trasformano in un potente combustibile naturale.
Inoltre, il pellet ha come prodotti di scarto della propria attività solamente la cenere (che può essere utilizzata a sua volta come concime per altre piante) e anidride carbonica in quantità utili affinché possa essere utilizzata come fonte per produrre ossigeno da parte degli alberi. L’assenza di scarti nocivi contribuisce a rendere il pellet un combustibile green che quindi non ha un impatto negativo sull’ambiente.

Il mercato del pellet

Il pellet è quindi un combustibile naturale che trova ampio impiego non solo a livello industriale, ma anche domestico. Basti pensare che negli Stati Uniti, il pellet è stato dichiarato carbon neutrale quindi idoneo all’utilizzo industriale in ossequio agli accordi di Parigi.
Tornando nel vecchio continente, sebbene l’Italia non sia tra i principali produttori di questo combustibile green (primato che viene lasciato a Regno Unito, Danimarca, Belgio e Olanda), tuttavia sono proprio gli italiani ad essere tra i primi consumatori in Europa di pellet. Infatti, recenti studi hanno confermato che nel nostro Paese vengano utilizzate circa 3,3 milioni di tonnellate di pellet l’anno, 2,8 milioni dei quali ad uso domestico.
Questi dati non devono sorprendere dal momento che gli italiani si sono sempre dimostrati attenti non solo alla tematica ambientale, ma anche economica. Infatti – è opportuno sottolinearlo – l’utilizzo di pellet costituisce un vantaggio non solo per l’ambiente, ma anche per le tasche degli italiani. Si tratta infatti di un combustibile naturale che permette di ridurre notevolmente i costi del riscaldamento domestico, grazie – per altro – alla grande autonomia che un impianto di riscaldamento a pellet garantisce.
Alla luce di questi numeri e delle caratteristiche proprie del pellet, le prospettive future di questo combustibile green sono di continua crescita non solo a livello nazionale, ma soprattutto internazionale.

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